Don Giovanni Soldi

Arciprete di San Martino (+1893). L’otto aprile 1849, con parole sediziose e di oltraggio al Re ed al Regio Governo, interrompeva il predicatore del quaresimale, mentre questo, nel giorno di Pasqua, pregava Dio per la benedizione sul Real Capo, e profferiva parole ancor più nefande, allorché il detto sacerdote, uscì dalla chiesa al finir del sermone. L’arciprete Soldi le cui azioni erano avverse all’ordine sociale noto purtroppo per il suo liberalismo, secondo quanto è detto in una riservatissima del Giudice di Cervinara del 1849, all’Intendente di Principato Ultrà, disse: Basta, Basta, Finitela. Finita la Benedizione, secondo il documento, Don Govanni Soldi rimproverò il Predicatore in pubblico. "Hai voluto benedire il Re e sta bene; ma che poi hai voluto benedire i suoi Ministri non sta bene; mentre questi dalle Potenze straniere sono stati riconosciuti come tanti assassini". Per questo episodio fu consigliato all’Intendente di Principato Ultrà, con riserva dal Segretario di Stato agl’Interni del 4 maggio 1849, un ammonimento severo verso l'arciprete Soldi facendogli capire che non veniva arrestato perché aveva sparlato dei Ministri soltanto, e non del Re. Ma se fino ad allora l’autorità era stata generosa, non si riduceva l’attività liberale del sacerdote: fu emesso mandato di deposito, per l’arresto, ma l’arciprete si era già dato alla latitanza in Benevento, di là poi si pensò che si fosse rifugiato in Napoli, dove era entrato travestito da frate, secondo una lettera dell’Intendente d’Avellino al Ministro dell’Interno, del 6 giugno 1849. Chiesta ed ottenuta la estradizione dell’arrestato, il Soldi si trovò alla dipendenza della giustizia. Il padre dell’arciprete, Pietro Soldi, supplicò, con pietosa bugia, la scarcerazione del figlio, calunniato in fatto di politica, ma la decisione della Gran Corte Criminale di Avellino non tardò a porre in libertà provvisoria il sacerdote; il quale però, venne di nuovo arrestato a Cervinara il 4 febbraio 1850. Nel marzo 1851 fu chiesta l’abilitazione dell’arciprete Soldi, e venne concessa alle condizioni seguenti: sotto vigilanza e con obbligo di vivere da onesto e fedele suddito.

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