Francesco del Balzo

Nato il 26 luglio 1809, da Vincenzo del Balzo e Maria Luigia Taglialatela. Il padre, referendario del Consiglio di Stato ai tempi di Gioacchino Murat, morì a Capodichino combattendo contro i sanfedisti, per difendere Napoli. Dopo la morte del padre, Francesco frequentò il collegio del Salvatore e non ancora ventenne si trasferì a San Martino. Ritornò al paese natale per ricostruire le fortune impoverite dalle tutele.

Il 15 maggio 1848 fu arrestato dagli soldati borbonici e condotto sulla corvetta Miseno. Anche i fratelli, Giuseppe che aveva preso parte alla spedizione Belgioioso nel Veneto e Vincenzo, stavano combattendo per i propri ideali. Vincenzo si salvò buttando in un pozzo i suoi abiti di guardia nazionale. Francesco del Balzo sarebbe stato fucilato senza l’intromissione del maggiore di Marina Locascio e di Monsignor De Simone, confessore del Re. Nel 1860 fu nominato Sindaco di San Martino da Francesco De Sanctis, Governatore di Avellino. Divenne anche deputato del 1° collegio di Avellino. Risanò le finanze del paese, in pochi anni, spendendo più di 500 mila lire in opere pubbliche.

Il 15 luglio 1860, è stata una data molto importante per la figura di Francesco del Balzo e per San Martino Valle Caudina. Carlo del Balzo ripercorre questa giornata nel libro Francesco del Balzo.

 

 

…Nel paese si festeggiava la così detta Madonna del Grano, e correva il tempo funesto delle reazioni borboniche nelle province meridionali…. La mia famiglia è sopra una nostra palazzina in mezzo al paesello. Scendiamo, la cameriera mi piglia per mano, la mamma e le sorelle vengono due passi appresso, i parenti e gli amici intorno. Mio padre ci grida: “ Lesti, costoro verranno giù; Marianna, rivolta a mia madre, non rientrare, prosegui fino a Montesarchio, a casa di mio fratello. Io vado con questi uomini, e indicò tre popolani armati e risoluti, a ricevere laggiù la marmaglia che ci sta alle calcagna”. In mezzo alla piazza si vedeva quella massa di donne scalze, seminude, di uomini cenciosi, di ragazzi sozzi, si udivano distinte le grida delle femmine, gli strilli de’ fanciulli, su cui volava l’urlo selvaggio degli uomini, e il rovinio de’ vetri. Poi quelle voci distinte si fecero un solo urlo feroce, terribile… Al casino! Gridano cento, duecento, trecento voci, tutti, e, si muove quell’onda fangosa; e innanzi va uno con la statua di Francesco II sulle spalle. – viva u re nostro, morte a’ liberali, a’ garibaldini! …Mia sorella Luisa immemore della raccomandazione del babbo, si slancia per il vano del cancello, le viene tirata una fucilata, ne sentiamo per le ossa il fischio, ma ella è salva…. La folla dilaga nella grande aia che innanzi a casa nostra. Incominciano le fucilate …mio padre e i tre popolani hanno appena quindici colpi… eppure non si sgomentano e tirano sulla folla. Quella folla venuta lì a saccheggiare e non a combattere, dopo le prime fucilate, vedendo cascarsi in mezzo qua e là i più vociatori e inferociti, vociando e bestemmiando, va via….

 

Il 25 luglio 1860 l'Intendente di Principato Ultra, Capone, comunicava l'arresto dei capi del tumulto, Vincenzo e Giuseppe Salvi, Salvatore Pagnozzi e Pompilio Caserta.

Appena sindaco decise di risanare il bilancio del paese.

Voleva collegare San Martino a Benevento ed eliminare le privative e il terreno incolto. Per eliminare le prime, che creavano il monopolio a discapito di molti, decise di sostituirle con la ripartizione del Bosco Vico, reso coltivabile. Nel 1861, inizia la sua lotta contro i briganti, con l’aiuto del Governatore della Provincia di Principato Ulteriore, inviò vari militi a perlustrare la selva comunale e a proteggere i contadini e il raccolto delle castagne. Prima della fine dell’anno fu sgominata, grazie al suo aiuto, la banda di Cipriano La Gala dal capitano Ferdinando Bonaccorsi. Agli inizi del 1862 Francesco del Balzo fu accusato della morte di alcuni militi. Secondo i diffamatori, le guardie inviate nella selva erano poche ed inutili, perché non c’era nulla da proteggere. Secondo questi, i militi erano stati inviati per controllare i terreni del Principe di Monteroduni, affittate a Francesco del Balzo. Questo, si difese da queste accuse precisando di aver chiesto alle guardie nazionali di controllare solo le terre appartenenti al Comune, e non tutte; di non possedere più i terreni del Principe dal 1857 ed infine di non conoscere il numero di persone facenti capo al brigante. Per affermare la propria posizione, nominò varie persone del paese presenti ai fatti. Gli accusatori, iniziarono ad imbrogliarsi durante le deposizioni fino ad indicare gli istigatori. Il consiglio di prefettura proclamò la sua innocenza per mancanza di prove.

Nel 1862 abolito il Decurionato, furono chiamati gli elettori a costituire le amministrazioni. Il 9 marzo 1862 su 131 elettori iscritti votarono in 109. Francesco del Balzo fu eletto con 92 voti. Ma gli stessi accusatori della montagna, riuscirono a non farlo eleggere Sindaco, facendo sostituire quattro consiglieri regolarmente eletti con altri non voluti dal popolo. Amareggiato per la lotta sleale nei suoi confronti, presentò le dimissioni, ma non furono accettate dal Consiglio e divenne Assessore anziano. I quattro consiglieri esclusi si rivolsero alla Corte d’Appello di Napoli. La lotta fu lunga ma senza risultati fino alla nuova elezione, quando furono rieletti i consiglieri. Francesco del Balzo divenne il nuovo Sindaco di San Martino.

Durante la quotazione del Bosco Vico, una particolare protesta fu fatta dai parroci che si negarono di seppellire i poveri, perché non gli erano stati concessi i diritti di stola bianca e nera. Per quanto riguardava i beni pubblici Francesco del Balzo iniziò il progetto di abbellimento del paese, con la costruzione di tre nuove fontane e la rimessa a nuovo di altre tre. Furono divisi in quote i terreni Masseria e Grotta Candida; iniziò l’adesione del Comune al progetto per la costruzione della ferrovia, allacciata alla stazione di Cancello, per collegarsi a Benevento (1869), il paese fu dotato di illuminazione, fu costruita una nuova casa comunale con orologio e fu coperto il fiume che attraversa il paese. Il 31 agosto del 1869, ottenne il permesso dal Prefetto di Avellino di abattere la chiesa di Santa Maria per completare il progetto d'arte sulle fontane decretate per abbellimento del paese ed utilità del popolo. Dopo dieci anni Francesco del Balzo lasciò la guida del paese per un problema agli occhi.

Morì il 10 febbraio 1891 a Napoli.

 

Vari elogi furono scritti sui giornali di Napoli: Pungolo, Roma, Corriere di Napoli. Il numero 2 del Rinnovamento Irpino gli fu dedicato.

La salma accompagnata dai figli Carlo e Girolamo insieme a pochi amici intimi partì per San Martino. Finite le funzioni religiose furono pronunciati i discorsi di Giuseppe Ferrannini e Gennaro del Giacco. Il 10 febbraio 1894 ci fu l’inaugurazione di una lapide commemorativa nel Comune:

 

NATO IL 26 LUGLIO MDCCCIX IL 10 FEBBRAIO MDCCCXCI

UOMO SENZA MACCHI E SENZA PAURA RIBELLE

IL XV MAGGIO MDCCCXLVIII

TERRORE DELLE BANDE BRIGANTESCHE

CREATORE DELLA FINANZA E DI TUTTE LE OPERE PUBBLICHE

DI QUESTO PAESE

IL CONSIGLIO COMUNALE

CON VOTO UNANIME E CON RICONOSCENTE AFFETTO

NEL TERZO ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE

QUESTA LAPIDE POSE