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Michele Covino

Medaglia d'Argento dei Carabinieri nato a San Martino Valle Caudina il 29 settembre 1921 e trucidato dai Tedeschi a Fertilia, oggi Teverola (CE), il 13 settembre 1943 Nell'aprile 1998 è stata intitolata la Caserma dei Carabinieri di San Martino Valle Caudina in suo onore. Michele Covino nacque a San Martino Valle Caudina il 29 settembre 1921 da Domenico Covino e Angelamaria Piantadosi. Abitava in via Borghe. A 22 anni muore ucciso dai soldati tedeschi che, nei giorni immediatamente successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943, tentarono di occupare i centri nevralgici della città di Napoli per mantenere il controllo del Sud. è un episodio eroico ma sconosciuto ai Sammartinesi; quasi quanto la tragica vicenda dei tre fratellini Teti e di tanti altri cittadini vittime della guerra. “la situazione bellica – scrive Gianni Raviele ne Le Ore Nere 1943-46, ES.I., Napoli 1979 – porta gli italiani sull’orlo di un irreversibile disastro morale e materiale e l’armistizio dell’8 settembre pone ai militari particolari problemi di coscienza; specie i soldati imboniti dalla propaganda del regime, sono alle prese con un problema che li sovrasta e li schiaccia: restare fedeli al giuramento pronunciato, reso più impegnativo proprio perché prestato come “parola d’onore”, oppure scegliere un nuovo indirizzo, ribaltare rapporti d’amicizia, rivedere giudizi, legami, alleanze… La scelta ha reciso, in alcuni casi, anche il vincolo di solidarietà tra compaesani. Nei pressi di Cettigne, la capitale del Montenegro, militari sammartinesi si sono trovati l’uno contro l’altro. Quel giorno Michele Covino fa parte dei Carabinieri a piedi della stazione Napoli – Porto e viene mandato, il giorno 11 settembre, insieme ad altri commilitoni, in rinforzo dei Carabinieri che presidiano il Palazzo dei Telefoni. I Carabinieri, a Napoli, in quei giorni avevano dato vita a varie azioni militari contro i Tedeschi. Uno dei reparti, guidato dal maresciallo Carlo Azan, aveva attaccato con successo il nucleo tedesco che presidiava Palazzo Reale. La stessa fortuna non toccò ai reparti impegnati presso il Palazzo dei Telefoni. Quando i primi Tedeschi si profilano, i Carabinieri aprono il fuoco attaccando a colpi di bombe a mano. Gli avversari, superiori in numero, cercano di contrattaccare. Ma non riescono a penetrare nell’edificio: la reazione di fuoco dei nostri militari è intensa. I combattenti si susseguono per quarantacinque minuti fin quando una squadra di Carabinieri riesce a sorprendere il nemico sul fianco, facendo saltare un autocarro ed una camionetta. Rimangono sul terreno tre tedeschi. Gli altri sono costretti a desistere e a ritirarsi. Tali fatti suscitano il fervore del comando germanico a Napoli che dispone immediate rappresaglie. In particolare, il giorno dodici i tedeschi incendiano l’Ateneo saccheggiando le abitazioni attigue e, sotto gli occhi degli abitanti del rione Porto, fatti appositamente adunare, trucidano un marinaio che ha lanciato bombe contro di loro, quindi attaccano la stessa Caserma della stazione Porto. I quattordici Carabinieri della stazione, incuranti della schiacciante superiorità avversaria e pur consci di non poter ricevere alcun aiuto, reagiscono con bombe a mano e mitra. I tedeschi rispondono al fuoco rabbiosamente. Lo scontro è violentissimo. I Carabinieri, infine, esaurite le munizioni sono circondati e sopraffatti. Verranno tutti fucilati il giorno seguente a Teverola: il Brigadiere Egidio Lombardi, l’appuntato Emilio Immaturo ed i Carabinieri Ciro Alvino, Antonio Carbone, Giuseppe Covino, Michele Covino, Nicola Cusatis, Domenico Dubini, Domenico Franco, Martino Giovanni Manzo, Giuseppe Pagliuca, Giuseppe Ricca, Giovanni Russo, Emiddio Scola. “E’ un episodio orrendo – scriverà il Risorgimento di Napoli - che va fissato a caratteri indelebili nella cronaca di questo periodo. L’autocarro che trasporta i quattordici militari dell’Arma sosta prima presso un campo di concentramento nei pressi di Aversa; raggiunge poi, durante la mattina del 13 settembre, la località Madama Vincenza, nel comune di Teverola in provincia di Caserta. Di qui, alle ore 15, i Carabinieri vengono condotti a piedi in un vallone, ai margini del quale sono piazzate quattro armi automatiche. Due lunghe raffiche sono l’epilogo del tragico episodio. Subito dopo, uno dei nazisti, armato di pistola mitragliatrice, infierisce sui morti e sugli agonizzanti, sparando all’impazzata. Alla memoria dei quattordici carabinieri verrà concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Le spoglie dei valorosi militari riposano ora a Teverola, in un’unica tomba, voluta, dopo la Liberazione, dall’unanime consenso degli abitanti del piccolo centro (I Carabinieri nella Resistenza e nella guerra di Liberazione, pp. 19-20)”. I fermenti, le spinte sociali, gli acquisti di una uova coscienza civile e politica che l’Italia andava maturando furono portati a compimento dalla lotta generosa del popolo italiano. Trascorsi ormai cinquant’anni da quegli episodi, si avverte la necessita di aprire la parte del terzo millennio fatti di rinnovato desiderio di concordia e pace, che risulterà vero nella misura in cui saremo capaci di rileggere la storia del ventesimo secolo senza preconcetti ideologici e di parte e senza che ciascuno pretenda di essere da solo la misura della giustizia e della verità storica. è l’eredità vera che abbiamo il dovere di lasciare ai giovani del 2000, per assicurare loro la possibilità di fruire a lungo di tutto ciò che è vero, buono e giusto per ogni uomo.

 

 

MEDAGLIA D’ARGENTO AL VALOR MILITARE

La motivazione: Al Carabiniere Michele Covino è stata dedicata, insieme ai compagni, una lapide posta sulla facciata della Prefettura di Avellino. A lui il 18 marzo 1989, fu intitolata la Caserma ei Carabinieri di San Nicola La Strada e un’aula delle scuole elementari di San Martino Valle Caudina e nel 1998 la Caserma dei Carabinieri di San Martino Valle Caudina. Il Capo Provvisorio dello Stato, con un decreto in data del 23 dicembre 1943, concesse la Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione:

 

 

“In periodo di eccezionali eventi bellici seguiti dall’Armistizio, preposto con gli altri militari della sua stazione alla difesa di un importante centrale telefonica, assolveva coraggiosamente il suo dovere, opponendosi al tentativo di occupazione e di devastazione da parte delle truppe tedesche. Catturato per rappresaglia e condannato a morte con i compagni, affrontava con ammirevole eroismo il plotone di esecuzione. Nobile esempio di virtù militare e di consapevole sacrificio”

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